Fare domande
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"Gretchenfrage"!
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Ogni buona strategia, infatti, inizia con una domanda intelligente.
A volte, però, serve qualcuno che abbia il coraggio di farla.
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COME FUNZIONA
Ogni mese rispondo a una domanda sul tema della strategia di marchio che interessa molte persone.
COME VIENE SCELTA LA DOMANDA
Puoi inviare la tua domanda tramite il modulo, che sarà visibile solo a me in quanto l'invio è anonimo. Perché? Perché preferisco rispondere a domande reali, fatte da persone reali, piuttosto che ricevere spam o domande casuali. Leggo tutte le domande con attenzione e riconosco i temi più ricorrenti. Poi scelgo una domanda rappresentativa e rispondo in modo chiaro, pratico e accessibile a tutti.
PERCHÉ LO FACCIO
Perché voglio aiutarti dove è davvero necessario. Così nasce un confronto che non aiuta solo una persona, ma tutti quelli che si pongono le stesse domande.
Ogni mese rispondo a una domanda sul tema della strategia di marchio che interessa molte persone.
COME VIENE SCELTA LA DOMANDA
Puoi inviare la tua domanda tramite il modulo, che sarà visibile solo a me in quanto l'invio è anonimo. Perché? Perché preferisco rispondere a domande reali, fatte da persone reali, piuttosto che ricevere spam o domande casuali. Leggo tutte le domande con attenzione e riconosco i temi più ricorrenti. Poi scelgo una domanda rappresentativa e rispondo in modo chiaro, pratico e accessibile a tutti.
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Invia ora la tua “Gretchenfrage” - Magari sarà proprio la tua a essere pubblicata il prossimo mese!
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La domanda di gennaio:
La nostra destinazione vuole rappresentare molte cose: natura, cultura, gastronomia, relax, esperienze. Allo stesso tempo competiamo con un numero crescente di luoghi che comunicano in modo simile. Come può un marchio regionale diventare davvero inconfondibile – senza limitarsi artificialmente né perdere la propria varietà?
La risposta di Gretchen:
Chi cerca di essere tutto per tutti, alla fine non è speciale per nessuno.
Molti marchi regionali si trovano davanti alla stessa sfida: hanno molto da offrire – e parlano di tutto. Natura, cultura, gastronomia, attività, relax. Ogni messaggio, preso singolarmente, è corretto. Ma nell’insieme non nasce un’immagine chiara, bensì un mix ampio e spesso generico. La destinazione viene descritta – ma non posizionata.
L’unicità non nasce dalla completezza, ma dalla scelta.
Che fare? Tre passi concreti:
Conclusione:
Un marchio regionale forte non nasce promettendo tutto, ma affermando qualcosa di preciso. Chi ha il coraggio di focalizzarsi, guadagna in identità – e lascia comunque spazio alla varietà. Perché anche i luoghi non vengono amati per ciò che offrono in quantità, ma per ciò che sanno trasmettere in profondità.
Molti marchi regionali si trovano davanti alla stessa sfida: hanno molto da offrire – e parlano di tutto. Natura, cultura, gastronomia, attività, relax. Ogni messaggio, preso singolarmente, è corretto. Ma nell’insieme non nasce un’immagine chiara, bensì un mix ampio e spesso generico. La destinazione viene descritta – ma non posizionata.
L’unicità non nasce dalla completezza, ma dalla scelta.
Che fare? Tre passi concreti:
- Definire il nucleo emotivo della regione: Non sono le offerte a fare la differenza, ma l’emozione che un luogo è in grado di suscitare. La domanda centrale è: Perché le persone vengono proprio qui – e cosa si portano dentro quando ripartono? Questo nucleo emotivo deve essere il punto di partenza di ogni comunicazione.
- Curare la varietà invece di elencarla: Un marchio regionale forte non riduce ciò che offre, ma come lo racconta. Ordina la varietà sotto una linea narrativa chiara. Così, da molte attrazioni nasce una storia coerente – e dall’informazione un’identità.
- Trasformare tutti gli attori in ambasciatori del marchio: Una regione non è un prodotto, ma il risultato di molte voci che agiscono insieme. Hotellerie, ristorazione, cultura, abitanti – tutti contribuiscono all’esperienza del marchio. Gestire un marchio, in questo contesto, significa creare una visione condivisa – non controllare ogni dettaglio.
Conclusione:
Un marchio regionale forte non nasce promettendo tutto, ma affermando qualcosa di preciso. Chi ha il coraggio di focalizzarsi, guadagna in identità – e lascia comunque spazio alla varietà. Perché anche i luoghi non vengono amati per ciò che offrono in quantità, ma per ciò che sanno trasmettere in profondità.
La domanda di dicembre:
In questi tempi di cambiamento, il nostro marchio vuole prendere posizione: sulla sostenibilità, sulla responsabilità e su temi sociali. Allo stesso tempo cresce il timore di risultare moralizzanti, intercambiabili o poco credibili. Quanta posizione serve a un marchio – e quando diventa semplice messa in scena?
La risposta di Gretchen:
Chi non mostra una posizione chiara resta indistinto. Chi mostra una posizione, ma non la vive, perde credibilità.
Molti marchi avvertono oggi una forte pressione di aspettative: clienti, collaboratori e opinione pubblica chiedono una presa di posizione. Un esempio tipico: un’azienda dichiara pubblicamente il proprio impegno per la sostenibilità, mentre all’interno continua a scegliere principalmente il fornitore più economico, senza considerare in modo coerente criteri ambientali o sociali. La campagna è ben costruita, il messaggio corretto. Ma le decisioni quotidiane raccontano un’altra storia. È proprio qui che nasce la frattura.
Una posizione non può essere comunicata se non viene vissuta.
Che fare? Tre passi concreti:
Conclusione:
La posizione non è una tendenza, ma una maratona. I marchi acquistano rilevanza non diventando più rumorosi, ma più chiari. Chi prende posizione per piacere agli altri la perde. Chi la vive diventa inconfondibile.
Molti marchi avvertono oggi una forte pressione di aspettative: clienti, collaboratori e opinione pubblica chiedono una presa di posizione. Un esempio tipico: un’azienda dichiara pubblicamente il proprio impegno per la sostenibilità, mentre all’interno continua a scegliere principalmente il fornitore più economico, senza considerare in modo coerente criteri ambientali o sociali. La campagna è ben costruita, il messaggio corretto. Ma le decisioni quotidiane raccontano un’altra storia. È proprio qui che nasce la frattura.
Una posizione non può essere comunicata se non viene vissuta.
Che fare? Tre passi concreti:
- Chiarezza interna prima della comunicazione esterna: Prima che un marchio prenda la parola, deve sapere con chiarezza per cosa sta davvero – e per cosa no. La posizione nasce là dove si prendono le decisioni: negli investimenti, nelle partnership, nella leadership e nelle priorità. La comunicazione segue, non sostituisce nulla.
- Rilevanza invece di completezza: Un marchio non deve avere un’opinione su tutto. Deve esprimere una posizione là dove è direttamente coinvolto e dove ha una responsabilità. Meno temi, ma sostenuti con coerenza: è così che nasce la fiducia.
- Coerenza batte la campagna: La posizione non si manifesta in uno statement, ma nel comportamento – soprattutto quando diventa scomodo. La credibilità nasce dove le parole hanno conseguenze.
Conclusione:
La posizione non è una tendenza, ma una maratona. I marchi acquistano rilevanza non diventando più rumorosi, ma più chiari. Chi prende posizione per piacere agli altri la perde. Chi la vive diventa inconfondibile.
La domanda di novembre:
Il nostro marchio comunica su un numero crescente di canali: sito web, social media, campagne, comunicazione interna. Tutto appare corretto, ma non sempre coerente. Come possiamo creare chiarezza e riconoscibilità senza irrigidirci troppo?
La risposta di Gretchen:
Chi parla ovunque, ma non con una voce unica, viene ascoltato – ma non riconosciuto.
Oggi molti marchi si trovano di fronte a un paradosso: sono più presenti che mai, ma meno distintivi di prima. Ogni canale segue logiche proprie, ogni reparto obiettivi diversi. Il risultato è la frammentazione anziché il focus. Il marchio diventa la somma di voci isolate – non l’espressione di una posizione chiara.
La forza di un marchio, però, non nasce dal volume, bensì dalla coerenza.
Che fare? Tre passi concreti:
Conclusione:
Un marchio forte non è un corsetto, ma una bussola. Non limita, orienta. La chiarezza interna crea libertà verso l’esterno. Chi conosce il proprio nucleo può muoversi su molti palcoscenici – senza perdersi.
Oggi molti marchi si trovano di fronte a un paradosso: sono più presenti che mai, ma meno distintivi di prima. Ogni canale segue logiche proprie, ogni reparto obiettivi diversi. Il risultato è la frammentazione anziché il focus. Il marchio diventa la somma di voci isolate – non l’espressione di una posizione chiara.
La forza di un marchio, però, non nasce dal volume, bensì dalla coerenza.
Che fare? Tre passi concreti:
- Un nucleo di marca chiaro prima di ogni iniziativa: Prima di pensare a canali, campagne o formati, serve una risposta inequivocabile alla domanda: per cosa ci rappresentiamo – e per cosa no? Questo nucleo non è un claim, ma una bussola interna che guida tutte le decisioni.
- Coerenza invece di uniformità: Riconoscibilità non significa suonare uguali ovunque. Significa esprimere la stessa attitudine in ogni contesto. Tonalità diverse sono ammesse, purché nascano dalla stessa convinzione.
- La gestione del marchio è una responsabilità di leadership: La coerenza non nasce solo da linee guida, ma dall’atteggiamento del management. Chi prende sul serio il marchio fa sì che le decisioni vengano prese in linea con esso – non al di fuori di esso.
Conclusione:
Un marchio forte non è un corsetto, ma una bussola. Non limita, orienta. La chiarezza interna crea libertà verso l’esterno. Chi conosce il proprio nucleo può muoversi su molti palcoscenici – senza perdersi.
La domanda di ottobre:
Ci siamo resi conto che il nostro marchio ha le sue radici in valori tradizionali quali qualità, artigianalità e origine. Allo stesso tempo, però, siamo sotto pressione per diventare più moderni, digitali e internazionali. Quanta tradizione può sopportare il nostro futuro e quanto futuro può sopportare la nostra tradizione?
La risposta di Gretchen:
Chi si limita a conservare perde il contatto con la realtà. Chi si limita a rinnovare perde la propria identità.
Molti avvertono la pressione all'interno delle loro aziende: alcuni vogliono conservare ciò che è collaudato, altri spingono per il cambiamento. Entrambe le posizioni sembrano contraddittorie e la tentazione di schierarsi da una parte o dall'altra è forte: o conservatori o innovatori.
Ma proprio questo sarebbe fatale. Un marchio forte ha bisogno di entrambe le cose: una base solida e la capacità di cambiare.
Cosa fare? Tre passi concreti:
Conclusione:
la sostenibilità non nasce dalla rottura con la tradizione, ma dal suo ulteriore sviluppo. Un marchio rimane vivo se cambia senza perdersi. L'arte sta nel non seppellire il vecchio, ma nel dargli nuova voce, nel linguaggio del futuro.
Molti avvertono la pressione all'interno delle loro aziende: alcuni vogliono conservare ciò che è collaudato, altri spingono per il cambiamento. Entrambe le posizioni sembrano contraddittorie e la tentazione di schierarsi da una parte o dall'altra è forte: o conservatori o innovatori.
Ma proprio questo sarebbe fatale. Un marchio forte ha bisogno di entrambe le cose: una base solida e la capacità di cambiare.
Cosa fare? Tre passi concreti:
- La tradizione come risorsa, non come freno: invece di difendere i vecchi valori, è necessario reinterpretarne il nucleo. Chiediti: cosa significa oggi la nostra tradizione e come può rimanere rilevante domani? In questo modo, le origini diventano un punto di partenza, non un'ancora.
- Innovazione con radici: il futuro non deve essere costruito contro il passato, ma su di esso. Sviluppa innovazioni che rafforzano il DNA del marchio invece di distruggerlo. 3. Se la modernizzazione avviene partendo dal cuore del marchio, rimane credibile.
- Dialogo invece di dualismo: invita conservatori e creatori allo stesso tavolo. Solo attraverso lo scambio si può comprendere che tradizione e futuro non sono opposti, ma due facce della stessa identità. In questo caso, leadership significa costruire ponti, non tracciare confini.
Conclusione:
la sostenibilità non nasce dalla rottura con la tradizione, ma dal suo ulteriore sviluppo. Un marchio rimane vivo se cambia senza perdersi. L'arte sta nel non seppellire il vecchio, ma nel dargli nuova voce, nel linguaggio del futuro.
La domanda di settembre:
Abbiamo intrapreso un valido processo di rafforzamento del marchio, abbiamo definito tutti gli elementi e ora stiamo riscontrando alcune difficoltà, soprattutto a livello interno, poiché i dipendenti non desiderano lavorare secondo i valori e le regole stabiliti. Ritengono che sia un ulteriore onere dover tenere conto anche di questo aspetto. Cosa possiamo fare?
La risposta di Gretchen:
La strategia di marchio non serve a nulla se nella pratica quotidiana viene percepita come un corpo estraneo.
La tentazione di imporre semplicemente le regole "dall'alto" è forte. Ma è proprio questo a generare resistenza: i collaboratori percepiscono i valori del marchio come qualcosa di aggiuntivo e non come un aiuto. Un marchio sprigiona la sua forza solo quando viene vissuto, e ciò deve avvenire per scelta, non per imposizione.
Cosa fare? Tre passi concreti:
Conclusione:
Un marchio non vive in azienda attraverso le direttive, ma come strumento di lavoro. Se i collaboratori percepiscono il marchio come un peso, il problema non risiede nei valori stessi, ma nel modo in cui vengono introdotti e messi in pratica. Trasforma il marchio in una bussola e sarà percepito come un aiuto, non come un peso.
La tentazione di imporre semplicemente le regole "dall'alto" è forte. Ma è proprio questo a generare resistenza: i collaboratori percepiscono i valori del marchio come qualcosa di aggiuntivo e non come un aiuto. Un marchio sprigiona la sua forza solo quando viene vissuto, e ciò deve avvenire per scelta, non per imposizione.
Cosa fare? Tre passi concreti:
- Dal peso al sostegno: I valori e le linee guida non devono rappresentare un compito aggiuntivo, ma rendere più semplice l'agire quotidiano. Chiediti: in che modo i nostri valori aiutano a prendere decisioni migliori in meno tempo? Quando i collaboratori percepiscono che il marchio offre orientamento invece di burocrazia, la percezione cambia radicalmente.
- Coinvolgere nella co-creazione: Le persone sono più propense a seguire regole che hanno contribuito a sviluppare. Dai ai team la possibilità di tradurre i valori nella loro pratica quotidiana: cosa significa "spirito pionieristico" nel servizio? Cosa significa "creatività" nella contabilità? In questo modo, le regole diventano strumenti e non imposizioni.
- Testimoniare, non imporre. I dirigenti sono i più visibili ambasciatori del marchio. Chi, nella vita di tutti i giorni, agisce coerentemente secondo i valori definiti, dimostra in modo credibile che non si tratta di teoria, ma di pratica. Nulla convince di più dell'autenticità vissuta.
Conclusione:
Un marchio non vive in azienda attraverso le direttive, ma come strumento di lavoro. Se i collaboratori percepiscono il marchio come un peso, il problema non risiede nei valori stessi, ma nel modo in cui vengono introdotti e messi in pratica. Trasforma il marchio in una bussola e sarà percepito come un aiuto, non come un peso.
La domanda di agosto:
Quali sono i fattori da considerare nella creazione di un marchio quando un'azienda si espande in nuovi mercati o regioni?
La risposta di Gretchen:
Nuovi mercati, stesso marchio? Non proprio.
A prima vista, un nuovo mercato può sembrare un'opportunità di crescita semplice: più clienti, più fatturato, più visibilità.
Ma la realtà è più complessa: ogni mercato ha le proprie aspettative, abitudini e segnali culturali. Ciò che funziona perfettamente in un Paese può fallire in un altro o addirittura causare irritazione.
L'arte consiste nel gestire il marchio in modo che rimanga riconoscibile ovunque, ma che sia anche rilevante a livello locale.
Cosa fare? Tre passi concreti:
Conclusione: l'espansione non significa "copia e incolla". Espandersi significa preservare l'essenza, comprendere il contesto e rendere il quadro così flessibile da poter essere applicato al nuovo mercato. Solo così un marchio può crescere senza perdere la propria identità.
A prima vista, un nuovo mercato può sembrare un'opportunità di crescita semplice: più clienti, più fatturato, più visibilità.
Ma la realtà è più complessa: ogni mercato ha le proprie aspettative, abitudini e segnali culturali. Ciò che funziona perfettamente in un Paese può fallire in un altro o addirittura causare irritazione.
L'arte consiste nel gestire il marchio in modo che rimanga riconoscibile ovunque, ma che sia anche rilevante a livello locale.
Cosa fare? Tre passi concreti:
- Mantenere chiaro il nucleo del marchio: i valori del marchio, il logo e il tono di voce, ovvero la sensazione di base che si vuole trasmettere, devono rimanere invariati; Questi sono i pilastri su cui si fondano tutti i mercati. Se questo nucleo diventa vago, il marchio si frammenta in varianti locali senza un denominatore comune, il che comporta un notevole dispendio di energie e una diminuzione della riconoscibilità.
- Comprendere il contesto: ogni mercato ha i propri codici culturali e le proprie abitudini comunicative. Ciò che in un Paese è considerato autentico, in un altro può risultare inappropriato. Chi si limita a fare supposizioni, invece di fare ricerche, rischia di partire con il piede sbagliato. Le intuizioni locali sono un must, non un optional.
- Consentire la flessibilità: il linguaggio visivo, il tono, i messaggi, lo storytelling e i canali possono essere adattati, a condizione che l'essenza del marchio rimanga intatta. I marchi forti riescono a conciliare un'identità globale con una rilevanza locale.
Conclusione: l'espansione non significa "copia e incolla". Espandersi significa preservare l'essenza, comprendere il contesto e rendere il quadro così flessibile da poter essere applicato al nuovo mercato. Solo così un marchio può crescere senza perdere la propria identità.
La domanda di luglio:
Il cliente è imprevedibile, il mercato è complesso e la concorrenza è sempre più agguerrita. Se le cose non vanno bene, la colpa è delle condizioni generali, giusto?
La risposta di Gretchen:
Cercare un colpevole non porta a nulla.
La tentazione è forte. Il cliente ha deciso in modo diverso da quanto previsto. Un nuovo concorrente entra nel mercato con un'offerta innovativa. All'improvviso le regole del gioco cambiano e ci si sente insicuri, o si cerca la colpa all'esterno.
Ma ecco l'amara verità: questo non ti farà fare un passo avanti né al tuo marchio.
Cosa fare? Tre passi concreti:
Conclusione: Sì, il cliente è imprevedibile. Sì, il mercato è complesso. Sì, la concorrenza ti sfida. Ma chi vuole crescere in modo sano deve partire da sé stesso, perché solo lì si trovano le leve che si possono davvero azionare.
La tentazione è forte. Il cliente ha deciso in modo diverso da quanto previsto. Un nuovo concorrente entra nel mercato con un'offerta innovativa. All'improvviso le regole del gioco cambiano e ci si sente insicuri, o si cerca la colpa all'esterno.
Ma ecco l'amara verità: questo non ti farà fare un passo avanti né al tuo marchio.
Cosa fare? Tre passi concreti:
- Le persone non sono algoritmi. Prendono decisioni emotive, cambiano le loro priorità e si lasciano influenzare. I marchi che aspettano che "il cliente diventi finalmente affidabile" aspettano in eterno. I marchi di successo agiscono in modo diverso. Osservano, testano e si adattano senza perdere di vista la propria identità.
- Che si tratti di economia, tecnologia o tendenze sociali, tutto è in continua evoluzione. La complessità non è un ostacolo temporaneo, ma una condizione permanente. I marchi che imparano a navigare in questa complessità, invece di lamentarsene, si assicurano un vantaggio decisivo.
- I concorrenti non sono solo avversari, ma anche una fonte di idee. Ti sfidano, stabiliscono nuovi standard e ti spingono a migliorare. In questo senso, una forte concorrenza è un dono, perché ti mantiene vigile e innovativo.
Conclusione: Sì, il cliente è imprevedibile. Sì, il mercato è complesso. Sì, la concorrenza ti sfida. Ma chi vuole crescere in modo sano deve partire da sé stesso, perché solo lì si trovano le leve che si possono davvero azionare.
La domanda di giugno:
Il nostro marchio è ben progettato, ma in qualche modo nessuno capisce cosa rappresentiamo. Perché, e cosa possiamo fare?
La risposta di Gretchen:
La bellezza da sola non basta.
Questo è un punto che molti marchi devono affrontare: il design è riuscito, il logo è moderno, il sito web è bello. Ma la domanda rimane ancora: "Di cosa si tratta in realtà?".
Spesso questo accade perché la forma esterna non è collegata al nucleo interno. Il lavoro sul marchio non inizia con il design, ma con il significato: cosa rappresentate? Cosa vi rende rilevanti? Perché qualcuno dovrebbe comprare o lavorare per voi? Se queste domande non trovano una risposta chiara - o non sono condivise internamente - nasce questa sensazione: "Sembra bello, ma non funziona".
Cosa fare? Tre passi concreti:
Conclusione: la comprensione del marchio non è frutto del caso. Quando design e significato tornano a collaborare, il vostro marchio non sarà solo più bello, ma anche più chiaro, più tangibile e più efficace.
Questo è un punto che molti marchi devono affrontare: il design è riuscito, il logo è moderno, il sito web è bello. Ma la domanda rimane ancora: "Di cosa si tratta in realtà?".
Spesso questo accade perché la forma esterna non è collegata al nucleo interno. Il lavoro sul marchio non inizia con il design, ma con il significato: cosa rappresentate? Cosa vi rende rilevanti? Perché qualcuno dovrebbe comprare o lavorare per voi? Se queste domande non trovano una risposta chiara - o non sono condivise internamente - nasce questa sensazione: "Sembra bello, ma non funziona".
Cosa fare? Tre passi concreti:
- Tornare al perché: effettuare un breve check-up interno del marchio: Possiamo dire in una frase che cosa rende unico il nostro marchio? E: questo suona simile a tutti i membri del team?
- Parlare meno di noi e più di ciò che rendiamo possibile. I clienti capiscono i marchi attraverso i benefici, l'atteggiamento e il comportamento, non attraverso gli slogan. Quindi la domanda è: cosa sta cambiando grazie a voi?
- Vivere il marchio, non solo mostrarlo: Se il team non può dire la sua, non diffonderà il messaggio. Coinvolgete attivamente i dipendenti nel dialogo sul marchio: questo garantisce chiarezza, credibilità ed efficacia esterna.
Conclusione: la comprensione del marchio non è frutto del caso. Quando design e significato tornano a collaborare, il vostro marchio non sarà solo più bello, ma anche più chiaro, più tangibile e più efficace.